Rottamazione delle liti fiscali: ecco come funziona



L’art. 11 della "manovra correttiva" prevista dal Decreto Legge del 24 aprile 2017, n. 50 , convertito con modifiche dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96, prevede la possibilità di chiudere agevolmente le liti fiscali pendenti dinanzi a commissioni tributarie e Cassazione la cui unica controparte è l’Agenzia delle Entrate.Questo condono riguarda tutte le cause pendenti presso le Commissioni tributarie e presso la Corte di Cassazione in cui controparte è l’Agenzia delle Entrate nonché tutti i ricorsi notificati entro il 24 aprile 2017 aventi ad oggetto i tributi locali (ICI, IMU, TARI, TASI, TOSAP, TARSU, ecc.).Il condono prevedeertamento ai 60 giorni successivi con il pagamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado.

In sede di conversione del decreto in legge all'art. 11 sono state apportate due modifiche significative:

  • innanzitutto, possono accedere al condono fiscale coloro che hanno provveduto alla notifica alla controparte del ricorso entro la data del 24 aprile 2017;

  • in secondo luogo, entro il 31 agosto 2017, ciascun Ente territoriale può stabilire, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti, l’applicazione della definizione agevolata alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte il medesimo ente.

In caso di controversia relativa esclusivamente a:

  • interessi di mora o sanzioni non collegate ai tributi, per la definizione è dovuto il 40% degli importi in contestazione;

  • sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla presente definizione.

La domanda del condono fiscale delle liti pendenti deve essere presentata entro il 30 settembre 2017 ed il pagamento di quanto dovuto dovrà essere effettuato in tre ratecon scadenza 30 settembre 2017, 30 novembre 2017 e 30 giugno 2018 nella misura rispettivamente delle prime due rate del 40% e dell’ultima rata del 20%.

La domanda può essere inoltrata da parte del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione con la quale si impegna al pagamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo.

Ebbene, va considerata l’ipotesi di un ripensamento del contribuente, laddove se pur si può dire che l’inoltro della domanda sia comunque frutto di una valutazione in termini di convenienza economica/rischio, non si può escludere, se pur caso insolito, un ripensamento del contribuente.

Ed allora, tenuto conto della formulazione della disciplina giuridica ed altresì della previsione di un termine, di carattere perentorio, entro il quale tale domanda deve essere presentata, si può affermare che fino a quella data il contribuente possa sempre ritrattare la propria richiesta, fino ad annullarla. Ciò in quanto si è di fronte all’esercizio di un diritto che può essere ritrattato fino allo scadere del citato termine giacchè tale momento segna la chiusura della prima fase del procedimento.

Vieppiù, non sono definibili le liti che hanno ad oggetto:

a) le risorse proprie tradizionali previste dall'articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l'imposta sul valore aggiunto riscossa all'importazione;

b) le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.

Orbene, dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la rottamazione delle cartelle. La definizione delle liti non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione. Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima dell’entrata in vigore della norma sulla chiusura delle liti.

L'eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all'organo giurisdizionale presso il quale pende la lite. Nel caso in cui la definizione della lite è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo.

Il processo si estingue in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2018 dalla parte che ne ha interesse.

L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017.

Se entro tale data il contribuente avrà depositato copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018.

Per le controversie definibili sono sospesi per sei mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore della nuova norma fino al 30 settembre 2017.

Post recenti
Post in evidenza
Seguici
Cerca per tag
Archivio
  • Facebook Basic Square
  • YouTube Social  Icon

© 2017 All Rights Reserved

SEGUICI SU

  • w-facebook
  • White YouTube Icon