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December 29, 2017

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI NICOLA GRATTERI E ANTONIO NICASO “L’inganno della Mafia”

Nella sede della RAI della Calabria, organizzato dal suo Direttore, Demetrio Crucitti, e, collegati in videoconferenza, Annalisa Bellini, responsabile Rai Eri e Maria Pia Ammirati, direttore delle Teche, si è tenuta il 23 Maggio 2017 la presentazione del libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso “L’inganno della Mafia”.

 

Presenti nel salone adiacente gli studi del TG Tre Calabria, le Autorità locali, tra i quali, il Prefetto, Gianfranco Tomao, il Questore Giancarlo Conticchio, i Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri  Fabio Ottaviani, della Guardia di Finanza Marco Grazioli, Il Procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, la Parlamentare Jole Santelli, e un folto pubblico accreditato, presenti oltre numerosi studenti, con i quali si è intrattenuto in una sala apposita dopo la presentazione del libro.

Con loro ha colloquiato attraverso una serie di domande poste dai ragazzi, ai quali oltre a dare risposte, ha poi esortato gli stessi, a non leggere i messaggi della stessa televisione, spesso forvianti della realtà e oltremodo dannosi, ma a studiare ed apprendere per costruirsi un futuro concreto che non è fatto da “veline” effimere arrivati al successo velocemente ed altrettanto scaricate velocemente poi finite nel circolo della droga o prostituzione.

“Di mafia si parla molto, ed è un bene, ma a volte se ne parla nel modo sbagliato, ed è un male.” Spesso i film e le fiction di successo ma anche alcuni libri, evidenziano un’immagine romanzata delle mafie, frutto anche di luoghi comuni e vecchie leggende. Dal “Padrino” a “Gomorra”, da “Quei bravi ragazzi”, a “Romanzo criminale”, il rischio di emulazione tra i ragazzi è troppo alto,  molto spesso il Boss viene visto come “Eroe” quasi come garante di una certa legalità e controllo del territorio in positivo, lo si legge tra la gente comune che nel parlare vantano conoscenze, facendo indentere una sorta  di garanzia e protezione, ma la realtà è un’altra, è quella che questi signori, violenti spesso subdoli, sono i signori della morte, sono quelli che distribuiscono la droga, che uccide prima l’intelletto, poi il fisico sino all’overdose e la morte fisica, sono quelli che hanno seppellito tonnellate di scorie tossiche avvelenando falde acquifere, terreni agricoli, sono quelli che continuano a seminare disoccupati grazie a quell’economia drogata perché sempre più spesso presenti con imprese totalmente controllate dalle cosche che squilibrano il mercato.

 

E’ ormai conoscenza comune, la presenza delle mafie nella Grande distribuzione organizzata, nei trasporti merci e ortofrutta, in alcuni mercati e Aziende agricole e allevamenti. Ma ancora più presenti nel business della gestione dei rifiuti, nell’edilizia negli appalti pubblici.

Un panorama devastante, ma se ciò accade, anzi, pare che il fenomeno si stia consolidandosi e allargandosi, da essere definito sistema.

Tutto questo non è giustificabile se non vi fossero chiari interessi garantiti da chi è inserito nella macchina statale amministrativa, e legislativa.

Non si comprenderebbe, e qui Gratteri lo dice chiaramente, che vi sono carenze del legislatore, ovvero della politica.

Quanto accaduto in Sicilia, con le stragi e gli omicidi di esponenti delle forze dell’ordine, Carabinieri, Giornalisti, Sindacalisti, sino agli eclatanti omicidi di Carlo Alberto Dalla Chiesa sino alle stragi di Capaci e via D’Amelio, l’omicidio Scopelliti, hanno dimostrato e dimostrano ancora oggi le crepe le contraddizioni all’interno del sistema politico e le collusioni che ostacolano e rallentano l’operato e la lotta alle Mafie.

 

"I clan interagiscono con le istituzioni e politici vanno a chiedere i voti ai boss"

 

Un esempio fresco di mattina, raccontato dal Procuratore Gratteri, nell’operazione che ha visto il fermo di 52 persone a Lamezia, un politico che intercettato diceva “non è che ci sono telecamere”, pertanto cosciente che andava ad incontrare il boss Torcaso.

La “mitizzazione” della criminalità diventa un fenomeno diffuso nel tessuto sociale, tra la gente comune tra i giovani, per batterlo occorre una grande rivoluzione culturale, perché questi fenomeni si combattono solo, oltre al contrasto della Magistratura e Forze dell’Ordine, dalla cultura e dal lavoro.   

Si dal lavoro, perché spesso il bisogno rende debole e fragile la società, e mafiosi e faccendieri trovano terreno fertile e quella Politica malata ne controlla ogni cosa, attraverso le clientele a discapito della meritocrazia che produce danno all’intera società per le operatività mediocri che se ne conseguono e alle omertà e omissis dovute in contropartita.

Se vi fosse lavoro per tutti, forse il fenomeno mafioso si assottiglierebbe molto. Se vincesse la meritocrazia si vivrebbe meglio, otterremmo ottimi servizi negli ospedali, nelle scuole nei comuni, in tutti gli uffici pubblici.

Nicola Gratteri è uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ’ndrangheta. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del narcotraffico. Attualmente è uno dei magistrati più conosciuti della DDA. Impegnato in prima linea contro la 'Ndrangheta.

Nel 2009 è nominato procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria.

Il plenum del Csm, con una pratica d'urgenza, il 21 aprile 2016, a larga maggioranza, l'ha nominato Procuratore Capo della Procura di Catanzaro, al posto lasciato da Antonio Lombardo, andato in pensione.

Antonio Nicaso, vive tra Canada e Stati Uniti. Studioso dei fenomeni mafiosi, insegna Storia delle organizzazioni criminali alla Scuola Italiana del Middlebury College (Usa) e alla Queen’s Università di Kingston (Canada). Insieme hanno scritto libri best-seller come Fratelli di sangue (2009), La malapianta (2010), La giustizia è una cosa seria (2011), Acqua santissima (2013), Padrini e padroni (2016).  

“Dalla Prefazione”

 

“E’ la mafia raccontata da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso nel libro ‘L’inganno della mafia – Quando i criminali diventano eroi’ (Rai Eri), che viene presentato il 23 maggio alle 15 a Cosenza, nella sede Rai per la Calabria, in collaborazione con Direzione Coordinamento Sedi Regionali ed Estere, Rai Eri, Direzione Comunicazione e Relazioni Esterne, Rai Teche, iniziativa Leggere in Circolo e Rai Senior.

La mafia di cui scrivono Gratteri e Nicaso non ha niente a che vedere con l’immagine romanzata di molti libri, film e fiction di successo. I boss non sono eroi e l’illegalità non è una “carriera”. La mafia è un cancro della società ma non è una piovra invincibile. L’educazione alla legalità e al senso civico devono diventare le alleate di chi lotta con coraggio per affermare la giustizia. 

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